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Informatica Opinioni Wikimedia

Un applauso ad Axel Voss

Facciamo tutti un applauso al nostro caro amico Axel Voss (su forza, vi voglio sentire forte), che dopo anni di lavoro, ieri è riuscito a far approvare la sua tanto sognata direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale europeo!

Gli intenti della riforma non sono così malvagi: aveva lo scopo di riordinare il diritto d’autore in modo uniforme in tutta Europa, che però è stato già mancato perché si tratta di una direttiva e non regolamento, soggetta all’interpretazione dei singoli stati, che cambierà irrimediabilmente qualche cosa (piccola o grande) rispetto ai contenuti iniziali.

Wikipedia si è oscurata ben due volte contro la riforma, ma è servito solo a sensibilizzare l’opinione pubblica, perché il vero problema di questa riforma sono gli articoli 11 e 13 (ora hanno cambiato numerazione, ma non è importante). Wikipedia potrebbe esserne anche esclusa, ma il problema è costituito proprio dal contenuto di questi articoli. 

L’art. 13 parla di censura coff coff filtro preventivo per la verifica delle violazioni di copyright sulle piattaforme che contengono materiali caricati dagli utenti (in pratica è stata fatta per colpire Youtube, ma dato che Youtube questo tipo di filtro ce l’ha già e comunque non ha problemi a procurarsene uno, andrà a colpire solamente i provider più piccoli che non hanno a disposizione questo tipo di sistemi).

L’articolo da cui non si salva nessuno, neanche Wikipedia, è l’11. Non sono ancora riuscito a capire come abbiano fatto a sognarsi un’idiozia del genere, eppure siamo qui a discuterne, purtroppo. L’art. 13 parla di “link tax” e mira, praticamente, a chiedere una tassa ai servizi come Google News, pretendendo un pagamento per i piccoli, brevi estratti degli articoli giornalistici che vengono visualizzati. Ovviamente Google ci guadagna miliardi di miliardi di miliardi di euro su quei brevi snippet. Sono così tanti i soldi che guadagna che ha già chiuso Google News in Spagna (a causa di una legge simile approvata qualche tempo fa dal parlamento spagnolo) e spero che lo chiuda in tutta Europa, in modo che le lobby dell’editoria che hanno voluto questa riforma (perché, non illudiamoci, pressione c’è stata da entrambe le parti) possano raggiungere il loro scopo ed invece di riempirsi le tasche, si ritrovino con il -60% di visualizzazioni dei loro articoli. 

Ciò che spetta ai creatori dei contenuti deve essere assolutamente versato, ma questa è un’esagerazione da cui (al massimo, ma credo proprio no) guadagneranno pochi e guadagneranno poco, per perderci tutti insieme. 

Io ho già i popcorn pronti.


Che poi, dicono mercato unico digitale europeo, ma internet è mondiale…

Grazie a Martin, il mio fidato correttore di bozze <3

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Informatica

Su Google+ sventola bandiera bianca

Il 2 aprile 2019 chiuderà Google+ o Google Plus, l’amato-odiato social network di Google. Fino a quella data sarà possibile scaricare tutti i propri dati.

Il 2 aprile 2019, al cimitero dei prodotti Google, tra Google Reader e Google Spaces, passando per Picasa, Helpouts, Google Talks (e forse tutte le app di messagistica in bilico tra spegnimento e non spegnimento), si andrà ad aggiungere il social network Google+.

La sua è stata una lenta agonia: non ha mai raggiunto il successo e credo che molti utenti non abbiano mai aperto la sua applicazione se non proprio per sbaglio. Si stima che la maggior parte degli accessi sia avvenuta proprio per errore, per qualche secondo ed il tempo medio di permanenza è di 3 minuti e 30 secondi, il più basso tra i quelli dei social.

In realtà già si sapeva quello che sarebbe successo. Google aveva annunciato la morte a seguito della scoperta di un bug che teoricamente avrebbe consentito di leggere tutti i dati degli utenti, ma che molto probabilmente non é stato mai utilizzato da nessuno. A Google serviva solo un pretesto per chiudere un social sempre più in declino. 

Si potrebbe dire addirittura che, come gli altri prodotti social di Google, Google+ sia nato già come un mezzo fallimento, considerati i precedenti (qualcuno ricorda Google Buzz, Google Talk……. ecc. ecc. ?).

Chi gli ha dato fiducia può scaricare i suoi dati attraverso il servizio Google Takeouts, che preparerà un comodo zip scaricabile con tutta la nostra attività sul social.

Voglio concludere comunque ringraziando Google+ per aver cercato di portare un social leggermente diverso dagli altri, ma anche solo per averci almeno tentato. Ti ricorderemo, forse.

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Informatica Opinioni

Una questione di comodità

A cosa serve un display da 7,3 pollici quando ne userai sempre uno da 4,58?

A cosa serve passare da un display più grande ad uno più piccolo se tanto poche  applicazioni delle due miliardi e seicentomila contenute nel Play Store garantiranno fluidità nel passaggio?

Penso che siano queste le due problematiche principali (oltre alle eventuali difficoltà tecniche ed estetiche, come il gap tra i due schermi) del nuovo Galaxy Fold.

Sicuramente Samsung stipulerà accordi per far adattare almeno le app più popolari ed utilizzate, ma alla maggior parte non importerà di sfruttare le caratteristiche del nuovo dispositivo, perché quasi l’intero mercato non ne ha bisogno.

Nella maggior parte dei casi non si penserà neanche di aprire il display (o lo si terrà sempre aperto) per il semplice fatto che non se ne sentirà la necessità. 

Resta un’ultima annosa problematica, il prezzo: perché spendere 1900 euro per avere 7 pollici quando con la metà hai un sei pollici della stessa marca o phablet più grande di un’altra azienda, che non devi aprire e chiudere manco fosse un telefonino a conchiglia? 

In realtà è tutta una questione di comodità, dipende tutto dai gusti e dalle necessità personali, è possibile che ci sia davvero qualcuno che abbia davvero bisogno di un dispositivo più grande rispetto al solito che diventa compatto quando serve metterlo in tasca (anche se sono scettico sul vero spessore che il tutto avrà, dato che il display si curva, non si piega, e serve uno spessore di curvatura). 

Quello che penso è che questa novità abbia bisogno di essere provata e contestualizzata nella vita di tutti i giorni prima di venire osannata. Il mercato saprà giudicare (ed il mercato non perdona).

Piuttosto, il vero interrogativo è: quanti elementi dell’interfaccia andrà a coprire la fotocamera del nuovo Galaxy S10+? 😄

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Informatica

Signori e signore, vi presentiamo i telefonini con la pubblicità integrata

Dopo i Cookie sulla TV non poteva non arrivare questo. Alcuni telefoni economici hanno degli AD nelle schermate di sistema.

Il business model di alcune società è parecchio variegato e tra i settori di business rientra naturalmente la pubblicità, il motore che sino a poco tempo fa faceva girare l’economia del web. Poi hanno incominciato ad esagerare e sono arrivati gli adblocker e sappiamo tutti come sta andando la situazione.

C’è però un tipo di pubblicità che non si può bloccare. Xiaomi ha deciso di includerla nel proprio business model. Purtroppo, è anche grazie a cose del genere che i telefoni costano così poco.

Fonte: Imgur

A quanto pare, la maggior parte delle App di Sistema contiene gli annunci e non c’è niente che si possa fare a parte scegliere un’altra marca o uno Xiaomi edizione con l’OS Google Stock, che non dovrebbe contenere né modifiche né ADS.

Questa condotta commerciale a lungo andare a cosa ci porterà? A popup che appaiono sullo schermo mentre chiamiamo? Certo, si potrebbe sempre cambiare OS, ma c’è anche la possibilità che le aziende, un giorno, decidano di rendere quest’operazione sempre più complicata (molto di più di quanto non lo sia oggi), potrebbero fare tutti come Apple, no? 😀

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Informatica Opinioni

Software libero significa anche libertà di disporre completamente di ciò che si possiede

Windows 10 ha diverse applicazioni integrate tra cui: Cortana”, “OneDrive”, “Xbox”, “Edge”, lo “Store” (anche se già presente da Windows 8) e molte altre

Queste applicazioni sono bloatware. Rimuoverle è difficile e quindi la maggior parte degli utenti le accetta senza proteste, perché non abbiamo modo di fare altro. Non abbiamo idea neanche di come operino precisamente, sappiamo solo che ci sono.

Il Software libero è l’unica alternativa a quest’imposizione. Su una distribuzione Linux si può cambiare interamente l’interfaccia grafica o si può cancellare qualsiasi programma preinstallato solo con il terminale (ma anche file di sistema purtroppo, ciò ci ricorda tristi giorni che sarebbe meglio dimenticare).

Il Software Libero, date le libertà fondamentali che lo definiscono in quanto tale, ci consente per definizione di scavare nel profondo della sua anima e di carpirne ogni oscuro segreto senza problemi.

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Informatica

Ed ora tracciano anche le TV?

Avranno pensato che visto che abbiamo una TV connessa ad internet sarebbe stato un peccato non sfruttare l’occasione. Dunque, andando a visitare il canale numero 9 del digitale terrestre viene fuori questo piccolo, innocente avviso:

Mi è sembrata un’applicazione molto interessante della famigerata cookie law europea (in vigore dal 2014) ed ho deciso quindi di andare a dare una controllatina. Appare quindi la lista dei canali che fanno uso del servizio dell’azienda SmartClip, che consente agli inserzionisti di profilarci molto meglio, proprio come se il canale televisivo una sorta di pagina web.

Eccoli qui, direttamente dalla privacy policy

La stessa azienda offre anche la possibilità di inserire annunci a “comparsa” che si possono anche espandere (come dei normali ads online).

Adesso ci dobbiamo preoccupare anche di chi ci profila tramite la TV e non solo di chi lo fa normalmente (che mi sembra già abbastanza)?

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Informatica

Robot che si aiutano a vicenda

Boston Dynamics è una società del gruppo Google-Alphabet e sviluppa robot per applicazioni militari. Oggi ci ha regalato questa splendida perla:

Questo robot non solo ha imparato come aprire una porta, ma ha addirittura aiutato l’altro robot ad entrare attendendo sulla soglia e mantenendo aperta la porta, proprio come farebbe un essere umano quando vede qualcuno che sta per entrare.

E sono anche abbastanza resistenti!

Ora sono capaci anche di riuscire ad ignorare un intervento fisico di un umano che tenta di ostacolarli o di romperli.

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Informatica

Ha vinto Minix

«L’Intel Management Engine è certamente una backdoor»²

La strana storia di Minix, Intel, Tanenbaum, tutti i computer con Intel prodotti dal 2008 e la nostra privacy

© Licenza CC-BY- EFF.ORG

«Io continuo a ritenere che progettare un kernel monolitico nel 1991 sia un errore fondamentale. Ringrazi che non è mio studente. Non avrebbe preso un voto alto per tale progetto»

–Andrew Stuart Tanenbaum¹

Sticker abbastanza popolare, fair-use

Arrivo in ritardo con questo titolo, volutamente provocatorio, per parlare della vicenda del sistema operativo nascosto nei chipset Intel, ma ho deciso di prenderla molto alla larga.

La storia di Minix

Andrew Stuart Tanenbaum è un informatico che ha sviluppato il sistema operativo Minix (che è in sviluppo ancora oggi) e che ha avuto un aperto contrasto con Linus Torvalds, subito dopon l’annuncio del Kernel Linux, dichiarando la superiorità di Minix.

Sappiamo tutti benissimo come sia andata, oggi Linux ha ampiamente superato Minix dal punto di vista di utilizzo.

Intel lo utilizza segretamente in tutti i computer con i suoi processori dal 2008. Immaginate quanti computer con processori Intel sono stati prodotti dal 2008.

Dal 2008 noi utenti Intel siamo anche tutti utenti Minix! E soprattutto, Minix ha vinto. Ora è usato più di Linux.

La vicenda vera e propria

Come vi ho anticipato prima, Intel ha installato nel “Ring -3” Minix con sopra un webserver e dandogli accesso completo al file system ed alla rete (anche se c’è un firewall di sistema).

Minix sui processori Intel ha uno scopo ben dichiarato: Intel Management Engine, un sistema per la gestione remota dei server.

Sia EFF che altri hanno espresso dubbi sul fatto che Intel abbia accesso completo ai nostri dati a suo piacimento e sulla sua possibilità di poter violare a suo piacimento la nostra privacy.

La questione non è nuova e se ne parlava anche nel 2016 ed erano stati espressi gli stessi dubbi e perplessità.

L’Intel Management Engine è una backdoor? Sì, certamente, secondo la definizione di Backdoor.²

Jack Wallen

Google ha attivato le procedure per disattivare il tutto.

Infatti è possibile disattivare e rimuovere e sarebbe anche consigliabile:

https://hardenedlinux.github.io/firmware/2016/11/17/neutralize_ME_firmware_on_sandybridge_and_ivybridge.html

La risposta di Tenenbaum

Tanenbaum, creatore di Minix di cui parlavamo prima, ha dichiarato ufficialmente di non saperne niente e di aver parlato con Intel per un possibile utilizzo del suo sistema (avendo anche modificato alcune parti e fornito dettagli tecnici).

Ha pubblicato, quindi, una lettera aperta al CEO di Intel nella quale indica le sue perplessità ed in un’aggiunta successiva dice che solo il proprietario del computer dovrebbe averne il controllo³ (e nessun’altro, né Intel né governi).

Il risultato

Oltre alle possibili implicazioni per la privacy che questo cattivo utilizzo di Minix potrebbe avere, c’è anche un’implicazione tangibile che ha già avuto: quella delle falle di sicurezza.

Ebbene, già a Maggio 2017 c’è stata una falla di sicurezza che derivava da Management Engine solo per i server. Chi ci dice che non ci saranno problemi anche per i computer home?

Tutti siamo coinvolti, utenti di Windows, macOS e Linux. Intel, come ti giustifichi?


Note

  1. Vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Andrew_Stuart_Tanenbaum per saperne di più
  2. L’autore si riferisce alla definizione in inglese data dalla Wikipedia in Inglese (vedi https://en.wikipedia.org/wiki/Backdoor_(computing). La frase è stata presa dall’articolo originale.
  3. Cosa assolutamente buona e giusta, con cui concordo. Il software libero vuole dare ridare proprio quella libertà che via via le case produttrici stanno togliendo (o cercando di togliere).
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Informatica

Windows Phone è morto. Davvero.

Ho appreso qualche giorno fa, con molto disappunto, la notizia della morte del caro Windows Phone. Ebbene sì, l’amato/odiato sistema operativo di casa Microsoft, erede di Windows CE, è stato abbandonato dalla stessa casa madre.

Non è una novità che alla Microsoft snobbassero il loro sistema operativo mobile, tant’è che avevano rimosso tutti i telefoni Windows Phone dallo store ufficiale.

Bill Gates, in un’intervista, ha detto chiaramente che è passato ad un Samsung Galaxy S8 “pieno di roba Microsoft”, probabilmente la Microsoft Edition venduta nei Microsoft Store .

https://www.theverge.com/2017/9/26/16365424/bill-gates-android-phone-switch

È chiaro che il nemico di Microsoft non sia Google. Basti pensare che le app Microsoft per Android spopolano, vedi Arrow Launcher che è diventato Microsoft Launcher.

Secondo alcuni, l’acerrimo nemico di Microsoft è Apple, tant’è che in casa Gates «sono vietati i dispositivi Apple» anche se i figli e Melinda Gates ne desiderano uno.

Vedremo gli sviluppi della situazione, comunque è stato confermato il supporto per gli aggiornamenti che differiscono dall’introduzione di nuove funzionalità.

Eppure Microsoft aveva tanto puntato sui Windows Phone acquistando per 7,1 miliardi la divisione telefoni, per rivendere una parte (quella dei feature phone, come il nuovo Nokia 3310) per soli 340 milioni.

Con quest’annuncio si chiude un piccolo sassolino della storia della telefonia mobile. Addio Windows Phone e grazie per tutto il pesce.

Il lento degradare di Windows Phone nel tempo

Ma quali sono i motivi che hanno portato Microsoft a questa scelta?

2017 © Statista, diritti riservati, fair use

Come possiamo osservare da questa statistica, Windows Phone ha avuto la sua massima espansione nel Q4 2013 ed ha incominciato via via a declinare con qualche punta un po’ più alta fino ad arrivare al Q4 2016 con lo 0,3% del mercato (praticamente niente).

https://www.theverge.com/2017/9/26/16365424/bill-gates-android-phone-switch

Infatti nel settembre 2013, visti anche i risultati, è stato stipulato il famoso accordo tra Microsoft e Nokia per la cessione della divisione dispositivi mobili.

Poi, come ben sappiamo, i dispositivi Windows Phone sono stati rimossi dallo store.

Comunque, non è stata ancora posta la parola fine a questa vicenda, è tutto da vedere.

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Guide Informatica Telegram

Configurare un gateway tra IRC e Telegram

Guida completa in italiano per utilizzare Teleirc

Ecco come creare un gateway di collegamento tra IRC (sistema per chattare che ha avuto un boom un po’ di anni fa) e Telegram (app di messaggistica nata nel 2013).

Può esserci utile nel caso in cui abbiamo un canale IRC ed uno Telegram sullo stesso argomento/per lo stesso progetto e non vogliamo disperdere messaggi tra i due.

Per questo tutorial utilizzeremo Teleirc di FruitieX, anche se ci sono diversi fork e versioni (come quello di RITlug).

https://github.com/FruitieX/teleirc

Per questa guida (e videoguida allegata) utilizzeremo Ubuntu 16.04 LTS su un Droplet di DigitalOcean. Utilizzando questo link avrete 10$ di credito se vi iscrivete per la prima volta.

Registriamoci, clicchiamo “Create droplet” e selezioniamo i dettagli.

Passaggi preliminari

Prima di tutto, installiamo node.js. Utilizziamo il nostro package manager. Questa qui è una guida che spiega come installarlo su tutti i sistemi.

In questo articolo spiegheremo solo come fare su Debian e derivati (vedi Ubuntu) e per Enterprise Linux e Fedora.

Per Debian e derivati

Diamo i due comandi:

curl -sL https://deb.nodesource.com/setup_6.x | sudo -E bash -
sudo apt-get install -y nodejs

Solo su Ubuntu è necessario dare questo comando (a detta della guida ufficiale) che potrebbe anche non funzionare (ho testato e ci sono problemi):
sudo apt-get install libicu-dev

Per Enterprise Linux e Fedora

Diamo inizialmente il comando:

curl --silent --location https://rpm.nodesource.com/setup_6.x | sudo bash -

Dopo installiamo con sudo yum -y install nodejs

Verifica dell’installazione

Per controllare di averli installati correttamente, verifichiamo la loro effettiva presenza:

node -v
npm -v

Aggiornamento di NPM

Nonostante sia installato automaticamente con Node.js, può essere utile aggiornare NPM all’ultima versione visto che comunque è un progetto separato.

npm install npm@latest -g

Installazione di Teleirc

Installiamo Teleirc digitando sudo npm install -g teleirc

Subito dopo creiamo il file di configurazione teleirc --genconfig, se ci sono problemi in questa fase usiamo il fixme dell’autore digitando mkdir ~/.teleirc

Problemi supplementari

Computer: macchina progettata per velocizzare e automatizzare gli errori.

–Anonimo

Ebbene, durante l’installazione di teleirc possono verificarsi degli errori, uno di questi riguarda node-gyp. Se vi capita un errore del genere, seguite la procedura:

Aggiornamento di Node.js e npm

sudo npm cache clean -f
sudo npm install -g n
sudo n 4.4.5
sudo npm install npm -g

Rimozione di moduli node-gyp addizionali

sudo npm uninstall node-gyp -g
sudo npm uninstall node-gyp

(Grazie Kala725, soluzione presa da lui qui.)

Configurazione di Teleirc

Se siamo riusciti ad eseguire l’installazione senza problemi procediamo ad eseguire la configurazione.

Creazione e configurazione del bot Telegram

Prima di tutto creiamo il bot su BotFather. Creiamo il nostro bot digitando /newbot e seguendo la procedura. Poi copiamo il token ricevuto nel messaggio ed incolliamolo nel file di configurazione che vedremo in questo passaggio.

Trovate qui un video su come personalizzarlo mentre qui un elenco già pronto di comandi da impostare (basta copiare ed incollare) quando si fa /setcommands.

Poi digitiamo /setprivacy, scegliamo il nome del nostro bot e clicchiamo Disable. In questo modo consentiremo al nostro bot Telegram di leggere i messaggi che inviamo nel gruppo e di inviarli a teleirc.

Configurazione di Teleirc

Facciamo cd ~/.teleirc ed apriamo dal nostro editor di testo preferito (io uso nano) il file config.js.

Per comodità ecco il comando nano config.js.

A questo punto ci ritroveremo con questo file di base di nome config.js, questa è una mia traduzione dei commenti fatta sulla base dell’ultima versione. Vi consiglio di guardare sempre il repository ufficiale per la versione aggiornata.

https://gist.github.com/ferdi2005/54152db6832d270dd00842774773d4ec

Una volta che abbiamo configurato correttamente il bot, salviamo il file ed eseguiamo il comando teleirc. Finalmente, dopo tante peripezie, abbiamo fatto partire questo bot.

Vedrete entrare il bot con l’username che gli avete dato nel canale IRC che avete impostato.

Ma non è finita qui!

In alcuni casi, il bot potrebbe non aver acquisito correttamente il chatID del nostro gruppo e potrebbe richiederlo insistentemente su IRC. In questo caso dobbiamo inviare un messaggio qualsiasi sul nostro gruppo Telegram preferibilmente menzionando il bot utilizzando @usernamedelbot (quello che abbiamo impostato su BotFather).

Una volta aver visto il primo messaggio recapitato e nessun segnale controverso durante la sessione SSH (quindi vedendo solo uno spazio vuoto sotto al processo senza altri interruzioni e senza possibilità di eseguire altri comandi).

GNU screen

Ma se si chiudesse la sessione SSH? In questo caso non avremmo la possibilità di mantenere attivo il bot. Ci viene in aiuto GNU screens, ottimo strumento.

Digitiamo screen e subito dopo premiamo invio (ci uscirà una schermata di presentazione). Infine si aprirà una normalissima finestra SSH. Lì potremo digitare tutti i comandi che vogliamo che rimarranno in esecuzione anche dopo la chiusura del terminale (Attenzione! Chiudete il terminale, non killate la sessione)

Per recuperare la sessione basta digitare screen -r mentre per recuperare un elenco delle sessioni (per poi recuperarle se sono più di una) basta digitare screen -ls.

Con il riavvio le sessioni però si interromperanno.

Per questo motivo potete provare un servizio (da posizionare in /etc/systemd/system ) ma non vi garantisco niente. Trovate un esempio dell’autore qui. Io ci ho rinunciato ormai e uso l’ottimo screens.

Note finali

Vi consiglio di leggere attentamente queste note finali perché contengono alcune informazioni importanti.

Per accedere al gruppo di supporto del Teleirc che stiamo usando noi basta digitare teleirc --join-tg .

Le prime volte che utilizziamo Teleirc è molto utile usare teleirc -vvv per vedere un debug di quello che succede e degli eventuali problemi sorti in modo da poterli risolvere meglio.

Se qualcosa può andar male, andrà male.

Legge di Murphy

È importante non killare il processo forzatamente ma solo con CONTROL+A altrimenti il webserver rimarrà in ascolto e sarà impossibile riprendere teleirc se non con un riavvio del sistema.

Cosa importantissima, se riscontrate dei malfunzionamenti di qualsiasi tipo che riguardano l’invio dei messaggi da Telegram a IRC (Telegram =>IRC) vi consiglio di togliere e riaggiungere il bot (dopo aver verificato l’effettivo accesso ai messaggi come impostazione per la privacy)rAltra cosa importante, se non gradite che vengano caricate le immagini sul server, potete far sì che vengano caricate su Imgur, trovate una guida ufficiale qui. Se quest’articolo sarà servito a qualcosa (fatemi sapere nelle risposte) molto probabilmente creerò anche io una miniguida per utilizzare Imgur collegato a questo bot.

Tramite regex è possibile configurare quali messaggi devono essere inviati a IRC da Telegram (e viceversa) e quali no. Trovate l’opzione alla fine del file di configurazione.


Grazie a tutti dell’attenzione, non dimenticatevi di mettermi un clap (solo se volete :-D) e di iscrivervi alla mia newsletter!

Fatemi sapere nei commenti come è andata e se avete avuto problemi.